Comunicatori al lavoro: il valore strategico della formazione (2003)

Jun 30th, 2003 | By | Category: Mercato del Lavoro, Rapporti

Nell’ultimo decennio l’elemento caratteristico dell’Università è l’esplosione della domanda di comunicazione. Basti pensare che la Facoltà di Scienze della Comunicazione, partita con 250 matricole, ha ormai decuplicato la quota degli iscritti al primo anno e la sua platea supera in totale le 12.000 unità. Una crescita attribuibile, in apparenza, alla forte capacità attrattiva dell’epigrafe “comunicazione”, ma che in realtà evidenzia la consapevolezza e la necessità di una formazione mirata per inserirsi in un mercato del lavoro altamente dinamico e innovativo. Il successo dimostrato dalla Facoltà di comunicazione è, dunque, attribuibile ad un’offerta capace di coniugare la preparazione scientifica con le più avanzate procedure operative. L’appeal della comunicazione è stata la molla scatenante per individuare una classe di giovani comunicatori soddisfatti del loro iter formativo e professionale; un fenomeno confermato poi nel tempo anche dalle generazioni successive che mostrano come l’interesse verso il mondo della comunicazione permane e si consolida durante l’intero ciclo di studi, tanto che il percorso formativo risulta lineare e regolare.
Parallelamente, il dinamismo e la crescita di alcuni settori occupazionali ha favorito la proliferazione di profili comunicativi ampiamente in grado di soddisfare le esigenze di una domanda flessibile e specialistica. Anche per questo, al momento dell’inserimento nel mondo del lavoro, la motivazione delle giovani leve della comunicazione è talmente forte da intensificare gli sforzi verso un inserimento orientato a perseguire i propri obiettivi lavorativi. I laureati cercano un posto proprio nei settori specifici della comunicazione e, in molti casi, riescono a realizzare le proprie ambizioni, agevolati soprattutto dalla corrispettiva attenzione da parte del mercato del lavoro. La maggioranza si è integrata stabilmente proprio negli ambiti della comunicazione più vicini al profilo formativo nel quale si sono specializzati. Nel dettaglio, quasi la metà è impiegata nell’area della comunicazione pubblica e aziendale (46%), un quarto nel campo dei media e dei new media, mentre un quinto è in qualche modo entrato nelle redazioni radio-televisive e giornalistiche. Ciò è avvenuto sempre dopo un periodo nel quale, in ogni caso, hanno svolto esperienze di lavoro di tipo comunicativo.
Questa continuità tra percorso formativo e iter lavorativo è agevolata anche dai curricula eccellenti che i laureati possono presentare. La schiacciante maggioranza consegue la laurea con il massimo dei voti (71%); una carriera di studio che rispecchia anche l’andamento precedente nella scuola superiore. Il momento più significativo dell’esperienza accademica è rappresentato dalla stesura della tesi, perché offre l’opportunità di instaurare i primi contatti per la futura occupazione. Il corso di studio è quindi un trampolino di lancio per l’arricchimento e la diversificazione del proprio patrimonio culturale, nel quale gli stage, i laboratori, le esperienze di ricerca e i lavori di gruppo offrono la possibilità di sperimentare ed applicare le conoscenze e le tecniche apprese. Non è un caso che sono tutte esperienze pratiche che accompagnano la trasformazione dello studente in professionista: un vero esempio di eccellenza nel panorama formativo contemporaneo.
L’apprezzamento e il consenso al livello occupazionale si manifesta evidente già dopo le prime esperienze di lavoro. A distanza di 3/5 anni dal conseguimento dalla laurea, infatti, aumenta nettamente il numero di quanti sono inseriti nei settori della comunicazione.
Le aspirazioni occupazionali dei laureati in comunicazione risultano quindi per lo più soddisfatte e i campi professionali che dimostrano di coniugare le attese dei neolaureati alle esigenze delle organizzazioni in modo più consistente sono quelli inerenti l’ambito della formazione, del marketing e della pubblicità, delle pubbliche relazioni, ma anche le redazioni audiovisive (sia tradizionali che multimediali).
La soddisfazione dimostrata dai laureati è frutto dunque della coerenza e della linearità tra il lavoro ed il bagaglio culturale e formativo acquisito. In questo senso, i corsi di laurea in Scienze della comunicazione si rilevano del tutto efficaci non solo sul piano teorico, ma soprattutto per la capacità di offrire reali possibilità di sviluppo e di implementazione di conoscenze operativamente applicabili. Un background culturale fatto di saperi e abilità al tempo stesso specialistiche e polivalenti, spendibili in maniera dinamica e flessibile all’interno di qualsiasi ambito lavorativo. Una buona preparazione nel campo della comunicazione diviene quindi un vero e proprio strumento di costruzione di un’identità culturale e professionale, sempre più riconosciuta ed apprezzata all’esterno. Diventa, in tal modo, un mezzo indispensabile per affrontare le sfide di un mercato del lavoro estremamente dinamico, mutevole e orientato all’innovazione, ma è soprattutto un segnale evidente di come il sistema formativo partecipi appieno al processo di modernizzazione della società. L’università alimenta così quell’insieme di saperi e tecniche che fanno di un professionista della comunicazione un protagonista delle logiche produttive più evolute.

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