Per-corsi di comunicazione. Album dell’offerta didattica nazionale di Scienze della Comunicazione

Jul 21st, 2007 | By | Category: Rapporti, Scienze.com

Scienze.com
Osservatorio della Conferenza dei Presidi di SdC
su formazione e lavoro nella comunicazione

Secondo l’ultima indagine condotta dall’Osservatorio Scienze.com, l’offerta di comunicazione nell’Università italiana tende a stabilizzarsi dopo anni caratterizzati da una forte crescita di corsi e curricula: le triennali si attestano agli andamenti iniziali del post-riforma, mentre le specialistiche registrano una crescita minima ma costante; segnali, questi, di un evidente assestamento.
L’attivazione di corsi di laurea della classe 14 ha subito, nell’ultimo triennio, un decremento pari al 10%, passando da 78 negli a.a. 2003/2004 e 2004/2005 a 70 nell’anno accademico attuale, espressione di un riassetto dovuto, in parte alle direttive del Ministero, in parte ad una più attenta politica di contenimento degli ingressi, coerentemente alle opportunità del mercato del lavoro. E’ verosimile pensare che l’arrivo delle linee guida per l’attivazione del Decreto Ministeriale 270 comporterà un’ulteriore e più significativa contrazione.
Attualmente, l’offerta formativa triennale in comunicazione risulta comunque ben distribuita sul territorio nazionale. Il totale dei corsi di laurea si ripartisce tra tutte le regioni, ad eccezione della Valle d’Aosta: la ripartizione per aree tra Nord, Sud, Centro e Isole non evidenzia particolari discriminanti territoriali. Se si osserva il numero di corsi offerti da ciascuna regione, infatti, si nota che la triade detentrice del primato per ampiezza dell’offerta è costituita da Lombardia (12 CdL), Sicilia (11 CdL) e Lazio (8 CdL).
Per quanto riguarda i corsi di laurea specialistica aumenta il numero di quelli attivati anche se in maniera contenuta. Passati dai 39 dell’a.a. 2003-2004 agli 80 di oggi, l’incremento si è registrato soprattutto nei corsi di laurea in Editoria, comunicazione multimediale e giornalismo (13/s), Pubblicità e comunicazione d’impresa (59/s) e in quelli in Comunicazione sociale ed istituzionale (67/s). Sono invece sostanzialmente stabili i numeri di Teoria della comunicazione (101/s) e di Tecniche e metodi per la società dell’informazione (100/s).
Se per i corsi di laurea di base si registra omogeneità e uniformità a livello territoriale, non si verifica altrettanto nelle lauree specialistiche; in prevalenza ci si specializza in ambito comunicativo negli Atenei dell’Italia settentrionale (nel 44% dei casi). Il Nord è particolarmente attento alla formazione in editoria, comunicazione multimediale e giornalismo, ma anche a quella in Tecniche e metodi per l’informazione, così come alla Comunicazione sociale ed istituzionale. Al Centro-sud, invece, si concentrano prevalentemente i corsi in Teoria della comunicazione (undici su un totale di quattordici) e al Centro-nord quelli in pubblicità e comunicazione d’impresa.
Al netto delle facoltà, e non considerando le affinità tra alcune di esse, risulta che Lettere e Filosofia sia ancora quella che ospita più corsi di laurea triennale e magistrale. Quanto alle specialistiche, in particolare, si riscontra un fenomeno interessante: l’elevato numero di corsi interfacoltà.
L’ingresso all’Università prevede, in quasi due terzi dei CdL triennale, l’accesso programmato, in oltre due terzi quello libero e solo nell’1% dal test di orientamento, mentre per il biennio di specializzazione i posti disponibili sono predefiniti in poco meno della metà dei casi: nello specifico, per quanto riguarda i parametri, ritroviamo il test selettivo (39%), la valutazione del curriculum (35%) ed il colloquio (26%).
Il contenimento della domanda subisce in un certo senso l’effetto programmazione, ma è anche determinato dall’assestamento dell’offerta e dalla ricerca di standard qualitativamente elevati nella formazione accademica. Il vero nodo, quest’ultimo, su cui si gioca la sfida dei curricula.
Siamo dunque in un momento di maturità e di conoscenza del sistema dell’offerta formativa da parte degli studenti e delle famiglie, e ciò incide su una più attenta ponderazione nella scelta dei corsi a cui iscriversi; tra gli Atenei con il maggior numero di immatricolazioni vi sono al Nord l’Università Statale di Milano, al Centro la Sapienza Università di Roma e nel Mezzogiorno l’Università degli Studi di Catania, che offre tre corsi di laurea in facoltà diverse.
Guardando nel dettaglio ai numeri della domanda, negli ultimi anni si è verificata un’inversione di tendenza, anche se lieve (-12%), delle immatricolazioni alle lauree di base, rispetto al breve picco di iscrizioni che ha riguardato il periodo compreso tra l’introduzione della Riforma fino all’a.a. 2003-2004.
Un cambio di rotta che riguarda solo le immatricolazioni ai corsi di laurea triennale (11.334 matricole per l’anno accademico in corso, in calo del 10% rispetto all’anno precedente). Gli iscritti alle specialistiche, infatti, nell’a.a. 2006-2007 hanno raggiunto quota 10.042, aumentando del 158% rispetto all’anno passato. In crescita soprattutto Editoria, comunicazione multimediale e giornalismo (classe 13/s) con un + 119% e Comunicazione sociale e istituzionale (classe 67/s) con un + 117%.
Guardando agli sbocchi occupazionali specifici per ogni classe di laurea magistrale, emerge un ventaglio abbastanza eterogeneo, coerentemente con le specificità di ciascun corso e con gli obiettivi formativi dichiarati.
Se management e comunicazione aziendale la fanno da padrone soprattutto nei corsi appartenenti alle classi di Pubblicità e comunicazione d’impresa (59/s) e di Metodi dell’informazione (100/s), in quest’ultimo caso insieme a e-commerce e ICT, giornalismo e uffici stampa sembrano la collocazione auspicabile per i neo dottori in Editoria e giornalismo (13/s), seguiti dal settore media e industria culturale. Chi consegue il titolo, invece, in Comunicazione sociale e istituzionale (67/s) ha una formazione idonea ad inserirsi nell’ambito della comunicazione pubblica mentre i laureati in Teorie della comunicazione (101/s) sviluppano competenze spendibili in più ambiti, da quello del management a quello della ricerca, così come nel giornalismo.

Elaborazione dati a cura di Rossella Basile, Annalaura Ruffolo e Carmen Trezza

Leave Comment