Gli studenti di Scienze della comunicazione spesso hanno difficoltà a spiegare il ruolo che avranno all’interno del mondo del lavoro e della società

Jun 9th, 2008 | By | Category: Frequently Asked Question

Scienze della comunicazione, sin dalla sua nascita, è andata a colmare un vuoto formativo che la società dell’informazione e della comunicazione iniziava a lamentare già da tempo. Il sistema universitario ha così avuto l’opportunità di aggiornare tempestivamente la sua offerta e di rispondere adeguatamente alla trasformazione in atto nella società.

Intanto, nel mercato del lavoro, man mano che la comunicazione è diventata centrale nei processi di organizzazione e di pari passo con la diffusione delle nuove tecnologie, si è verificata un’accelerazione nella nascita e nella ridefinizione dei profili professionali. Una trasformazione che è avvenuta in maniera frenetica e disorganica, e si è estesa ai più disparati ambiti lavorativi in risposta alle differenti istanze. La confusione dei ruoli è stata talvolta di carattere puramente nominale in termini di qualifica, mentre in altre si è sviluppata un’eterogeneità di approcci nella gestione di competenze e risorse umane. Ciò ha determinato, da un lato, forme di differenziazione nelle opportunità di accesso al mercato e di crescita professionale e, dall’altro, una sostanziale ambiguità in termini operativi tra competenze preposte alla gestione dei processi di governo e quelle dedite allo svolgimento di attività applicative, soprattutto nei settori propri della comunicazione. In quella fase, che ha caratterizzato l’ultimo decennio, per fronteggiare il dinamismo e l’instabilità del mercato del lavoro i corsi di laurea in comunicazione hanno puntato su una formazione orientata alla policompetenza, anche al fine di rispondere all’esigenza delle organizzazioni di immettere profili professionali multiformi e sfaccettati. I dati sull’ingresso nel mercato del lavoro dei primi laureati in scienze della comunicazione ha dato ragione a questa scelta: alla prova con il mercato i neolaureati risposto positivamente, dimostrandosi capaci e pronti a sfruttare a pieno le opportunità offerte, sebbene altamente flessibili.

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