Lo stato dell’arte della Comunicazione in Italia. Report Scienze.com a.a. 2016-2017

Jan 15th, 2017 | By | Category: In Evidenza, Rapporti

Abstract [1]
L’area accademica di Scienze della Comunicazione.
Offerta formativa e opportunità lavorative.

Punti di forza
Da uno sguardo complessivo ai dati si potrebbe dire che, a seguito di un’intensa stagione riformistica e degli effetti prodotti dalla prolungata congiuntura economica, lo stato della formazione in comunicazione sia soddisfacente, o per meglio dire che abbia retto ai contraccolpi provenienti dall’esterno.
Il numero dei corsi di laurea dal 2008/09 ad oggi ha registrato un incremento sia al primo livello (+25 cdl attivati), sia al secondo (+20 cdlm attivati). Dopo una crescita più consistente, verificatasi nel primo biennio in esame, la tendenza si è mantenuta pressoché stabile in entrambi i livelli.
In termini di occupabilità, le opportunità di inserimento dei laureati si sono mantenute piuttosto stabili: nell’ultimo quinquennio, a fronte di una lieve contrazione (-6,7 punti percentuali) registrata al primo livello, al secondo vi è stata addirittura una crescita di 4,4 punti percentuali.
Inoltre, secondo gli studi di Unioncamere-Excelsior (2016), se la disponibilità media delle imprese ad assumere nell’area dei servizi si attesta al 18,8%, nel settore Media e comunicazione è al 24,7% e il numero di tirocini attivati nel 2015, sempre nel settore Media e Comunicazione, ha riguardato il 25% delle imprese. In generale, rispetto all’anno precedente vi è una ripresa in termini di placement del 5,5%, anche se più contenuta nei servizi (5,7%) rispetto all’industria (7,7%). Le assunzioni di laureati (+16% rispetto al 2015) si attestano al 12,5% del totale, ben 4 punti in più rispetto ai livelli pre-crisi. Ad essi è richiesta un’elevata specializzazione (75%), prerogativa indispensabile dunque, affinché i laureati in comunicazione siano competitivi sul mercato.

Criticità
Da una disamina più accurata è però possibile rintracciare una serie di criticità che richiedono un doveroso intervento per prevenire e arginare situazioni problematiche.
Riguardo all’offerta formativa di secondo livello, dopo un andamento stabile nel quinquennio 2010/11-2014/15, il numero di corsi di studio è sceso di 4 unità, ma soprattutto, negli ultimi anni, non vi sono più corsi attivi in due classi di studio di pertinenza: Teorie e metodologie dell’e-learning e della media education (LM 93) e Tecniche e metodi per la società dell’informazione (LM91) [2] . Vi è poi da segnalare la crescita del numero di corsi attivati negli ultimi anni nella classe di Teorie della Comunicazione (LM92, passata da 11 a 17 corsi nell’ultimo decennio) a scapito di Informazione e sistemi editoriali (LM19, scesa da 26 a 16 corsi) e di Scienze della comunicazione pubblica, d’impresa e pubblicità (LM59, scesa da 31 a 23 corsi). Tale orientamento delle sedi verso un percorso formativo più generalista è in controtendenza con le richieste di iper-specializzazione del mercato e conseguenza anche dell’incardinamento dei corsi in Dipartimenti sempre più interdisciplinari dove comunicazione sembra aver perso la sua centralità, specie in termini di governance. Un indizio consiste nel fatto che il numero di Direttori di Dipartimento appartenente al settore disciplinare dei processi culturali e comunicativi non raggiunge il 5%. Non è particolarmente elevato nemmeno quello dei presidenti e/o coordinatori dei corsi di laurea (18%). Inoltre, il termine “comunicazione” è presente solo nel 12% delle epigrafi dei Dipartimenti che ospitano corsi di studio in comunicazione. È dunque evidente, a lungo andare, il rischio di una perdita tanto di specificità quanto di visibilità esterna.
Questo quadro dei cambiamenti verificatisi nell’offerta non risulta premiante neppure sul versante della domanda e i dati parlano chiaro: nell’ultimo decennio, si è registrata una perdita del 31% di immatricolazioni e del 41% di iscritti ai corsi di laurea triennali. Contrazioni molto pesanti, specie se confrontate con quelle nazionali, contenute a -7% per le immatricolazioni e -14% per le iscrizioni. Tali decrementi hanno determinato una curva discensionale piuttosto lineare e progressiva per l’intero decennio.
La situazione è un po’ meno negativa per gli ingressi al secondo livello (-34% di iscritti al primo anno contro il +8% del dato nazionale). Va però sottolineata una tenuta relativa alle iscrizioni agli anni successivi e superiore alla media nazionale (+28% vs. +1% a livello nazionale). Riguardo ai nuovi ingressi, la classe di laurea meno penalizzata – anche in relazione all’incremento del numero di corsi – è Teorie della comunicazione (-14%), mentre Informazione e sistemi editoriali e Comunicazione pubblica e d’impresa si attestano rispettivamente a -42% e -43%.
Ancora più nel dettaglio e osservando i flussi di mobilità studentesca, emerge una scarsa capacità attrattiva delle sedi nei confronti degli studenti stranieri (4% tra le triennali e 5% per le magistrali), anche indipendentemente dall’attivazione di corsi in lingua, mentre, rispetto al quinquennio precedente, nell’ultimo anno si registra una maggiore capacità di attrarre studenti fuori regione, specie in alcune regioni del Paese, forse anche a dimostrazione di una maggiore premialità dell’offerta di alcune sedi. Nel caso delle lauree magistrali, risultano più attrattive per gli studenti stranieri Comunicazione pubblica e d’impresa (LM59, 8%) e Teorie della comunicazione (LM92, 8%) rispetto a Informazione e sistemi editoriali (LM19, 5%), mentre per gli studenti fuori regioni Informazione e sistemi editoriali (LM19, 41%) e Comunicazione pubblica e d’impresa (LM59, 39%) prevalgono rispetto a Teorie della comunicazione (LM92, 32%). Per entrambe le tipologie di studenti, la scelta quindi pare orientarsi su percorsi formativi più “specialistici” e in linea con le attese del mercato.

Spunti di riflessione
Proprio a quest’ultimo aspetto si intende dedicare un’ultima riflessione, ovvero, alla necessità di valorizzare maggiormente l’offerta formativa agli occhi di studenti e famiglie, mettendo in evidenza la spendibilità dei percorsi rispetto alle attese del mercato. Si ritiene utile, a tal proposito, lavorare su epigrafi dei corsi di studio ed etichette degli insegnamenti in modo da annunciare in maniera più “coerente con il mercato” quel complesso di conoscenze e competenze fornite dai percorsi, pur tenendo conto delle difficoltà e dei limiti imposti dalle normativa ministeriale. Da uno studio dei programmi di esame degli insegnamenti erogati si evince un costante aggiornamento dei saperi, del tutto in linea con le attese del mercato, ma da un’analisi delle denominazioni emerge, in entrambi i casi e nella maggior parte di essi (75%), l’adozione di un linguaggio “tipicamente accademico” e che, per questo, può essere percepito “distante” rispetto a quello adottato dal mercato delle professioni.


Consulta il report completo sullo stato dell’arte della Comunicazione in Italia (2016-2017)

[1] Elaborazioni effettuate dall’Osservatorio della Conferenza, Scienze.com.
Direzione scientifica: Mario Morcellini e Barbara Mazza. I dati sono stati raccolti
dalle dott.sse Moira Colantoni e Alessandra Palermo.
[2] In questa classe, l’unico corso esistente è stato attivato in Area Informatica.
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